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Il presidente del Consiglio alle celebrazioni per i 50 anni dei Trattati

 

Il presidente del Consiglio alle celebrazioni per i 50 anni dei Trattati

"Senza ripartire da zero, il testo del 2004 è la base per un nuovo patto"


<B>Prodi a Berlino: "L'Ue è l'antidoto<br>Nuove regole entro il 2009"</B>

Romano Prodi con Angela Merkel a Berlino

BERLINO - Per Romano Prodi "l'Unione europea è tante cose insieme. Talmente tante che è difficile spiegarle tutte" ma soprattutto "oggi, a cinquant'anni dai suoi natali a Roma, l'Unione europea rappresenta soprattutto l'antidoto ai mali d'Europa, ai nostri mali". Così il presidente del Consiglio nel suo breve intervento a Berlino alle celebrazioni dei cinquant'anni dalla firma dei Trattati di Roma.

Prodi fa il punto sullo stato dell'Unione europea e analizza quanto dovrebbe essere fatto per far ripartire il "processo" continentale. Il presidente del Consiglio invita i 27 a "sancire" la fine del lutto e della pausa di riflessione per preparare "il riscatto e lo slancio d'orgoglio di un continente che nella prima metà del secolo scorso è stato sul punto di suicidarsi".

"Pezzi importanti, di quest'Europa materiale, li abbiamo già costruiti: l'euro, il mercato interno, la riunificazione del continente... Per fare l'Europa - aggiunge il premier italiano - abbiamo abbattuto tante barriere, frontiere, regole nazionali, muri di vario tipo". Ma ora, per continuare a costruire servono nuove regole. "Ma senza ripartire da zero - avverte Prodi - perché il Trattato firmato a Roma nell'ottobre del 2004 costituisce una base solidissima su cui edificare il nostro nuovo patto fondamentale. Un testo firmato da 27 capi di Stato e ratificato da 18 Paesi. E queste nuove regole servono subito. In ogni caso entro il 2009, cioè prima delle prossime elezioni europee".

Il presidente del Consiglio invita i 27 a ripartire mettendo al centro del processo di rilancio "il metodo comunitario": questa è "la vera, grande sfida degli ultimi decenni. Aver formato tanti cittadini europei in grado di costruire giorno per giorno un nuovo modo di lavorare insieme ci consente di guardare al futuro con speranza".

Il premier ha parlato poi del funzionamento delle istituzioni europee difendendo il loro ruolo come garanzia di equilibrio tra le esigenze nazionali e quelle continentali: con la Commissione che rappresenta la sintesi dell'interesse europeo, il Consiglio dove gli Stati membri fanno sentire la loro voce e difendono i loro interessi e il Parlamento che garantisce il controllo dei cittadini sul controllo legislativo.

Un metodo che l'Unione ha usato soprattutto dentro il continente ma che il mutato contesto internazionale - prosegue Prodi - "ci impone ora di utilizzare sempre più al di fuori dei nostri confini". Nei prossimi anni l'Europa esisterà se saprà esistere all'esterno, se saprà contribuire a gestire e vincere le grandi sfide globali, da quelle energetico-ambientali, a quelle della lotta al terrorismo. "Ecco a cosa servono le nuove regole - rimarca il presidente del Consiglio - servono a fare quello che altrimenti nessun Paese, da solo, è in grado di fare".

Prodi conclude invitando l'Europa a "ritrovare un poco della sua follia creativa per convincersi che il mondo può essere cambiato, reso migliore, che non ci si debba accontentare di prenderselo così com'è".

Anche il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso esalta i valori e gli obiettivi dell'Unione europea, dicendo che oggi "abbiamo tutti i motivi per festeggiare, soprattutto a Berlino, che è città simbolo di unità", ha detto durante la cerimonia in cui è stata adottata la "Dichiarazione di Berlino". "Oggi noi siamo tutti delle democrazie prospere, e affrontiamo insieme i problemi e le sfide che abbiamo di fronte: il terrorismo, la globalizzazione, il clima, l'energia, tutti problemi che si possono superare insieme", aggiunge.

Sulla stessa lunghezza d'onda il cancelliere tedesco e presidente di turno della Ue Angela Merkel che mette in guardia l'Unione dall'indugiare ulteriormente sull'attuazione delle riforme necessarie al suo funzionamento. "Io sono convinta - dice - la riuscita del processo di riforme è non solo nell'interesse dell'Europa ma anche dei singoli stati membri e dei cittadini d'Europa. Un fallimento sarebbe un errore storico. Quello che noi decidiamo avrà effetti duraturi, nel bene come nel male".

Pubblicato il 25/3/2007 alle 14.2 nella rubrica Diario.

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